venerdì 17 marzo 2017

COMMENTI
Bruno Sebastiani
Complimenti ad Alberto Di Girolamo per "Il treno del successo", un dramma che potrebbe ben figurare nel catalogo pirandelliano, specie per quella che si potrebbe chiamare..."poetica dell'eccesso". Trovo ammirevole come i personaggi...eccedenti...si prestino a costituire degli archetipi molto bene individuabili, personaggi resi vivi già dalle prime battute con estrema maestria.

Fateli giocare con i libri. Si prendono così le buone abitudini.

Non fatevi fuorviare dalla scritta opera teatrale. Palcoscenico è la vita e noi ne siamo i personaggi. E sul palcoscenico una rappresentazione ricca di colpi di scena. Non perdetevi questa lettura! Complimenti Alberto Di Girolamo! Ed ora non vedo l'ora di leggere il prossimo: Storie del secolo breve. Insomma, io non sono brava con le parole, ma quest'opera mi è proprio piaciuta!
DANIELA PANDOZZI

Alberto Di Girolamo, autore marsalese, ha scritto per anni solo per gli amici che lo hanno però spinto a tuffarsi nel mondo del self-publishing, grazie al quale ha presentato alcuni suoi lavori a un pubblico più vasto, per poi essere “adottato” dalla Casa Editrice Le Mezzelane con la pubblicazione del suo testo teatrale “Il treno del successo”, un dramma che narra la sofferenza interiore di uno scrittore che insegue il successo senza riuscire a comprendere i suoi limiti, non accettando le sconfitte.
L’opera ci presenta un gruppo di amici, scrittori e pittori, continuamente alla ricerca di un successo che non arriva, che fa loro dimenticare gli affetti familiari e sperperare il proprio patrimonio inseguendo inutili chimere.
Alessandro, protagonista del dramma, si ritiene un valido scrittore e non accetta la resa del suo amico poeta Giacomo che ha raggiunto la consapevolezza dei suoi limiti e cerca di far ragionare l’amico. Alessandro è convinto che prima o poi riuscirà a salire sul treno del successo ed è talmente preso dal suo sogno che non si accorge delle vicende familiari che si snodano intorno a lui.
La moglie Elena, per evadere da quella inutile ricerca di successo del marito, trova conforto nell’amore di un uomo conosciuto durante i suoi viaggi a Palermo, dove si reca per gestire tutti gli affari di cui il marito non si cura più. Elena, con un sotterfugio, riesce a introdurre in casa il suo amante, cosa che porterà a una situazione conflittuale con sua figlia che si innamorerà dell’amante della madre e sarà da questi corrisposta.
Un’improvvisa notizia romperà gli equilibri familiari e metterà Alessandro di fronte a una inaccettabile realtà che lo condurrà a una folle reazione.
ANNAMARIA MARCONICCHIO


Giusy Del Vento
di Canosa di Puglia, Puglia ·

Appena terminato. Credevo fosse difficile leggere un copione teatrale come un libro e invece non è stato così. Mi sono trovata a guardare i personaggi e a vivere le loro storie seduta simbolicamente nel mio palco laterale. In questo dramma ho sentito lo spessore di Alberto come scrittore di teatro, anche come sceneggiatore. Capace di grandi riflessioni, e di scavare nella psiche umana e nelle ineluttabili tragedie quotidiane, al pari di Ibsen o Pirandello. Non sono una dai complimenti facili anzi ma questo lavoro li merita davvero. Bravo Alberto Di Girolamo non deludi mai.

 “IL TRENO DEL SUCCESSO” (euro 7,90; e-book 2,90) http://www.lemezzelane.altervista.org/negozio/index.php
L’e-book si trova anche su Amazon

domenica 30 ottobre 2016

La più Musicale poesia della letteratura italiana? Eccola:


Taci. Su le soglie
del bosco non odo
parole che dici
umane; ma odo
parole più nuove
che parlano gocciole e foglie
lontane.
Ascolta. Piove
dalle nuvole sparse.
Piove su le tamerici
salmastre ed arse,
piove su i pini
scagliosi ed irti,
piove su i mirti
divini,
su le ginestre fulgenti
di fiori accolti,
su i ginepri folti
di coccole aulenti,
piove su i nostri volti
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggieri,
su i freschi pensieri
che l'anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
t'illuse, che oggi m'illude,
o Ermione.

Odi? La pioggia cade
su la solitaria
verdura
con un crepitío che dura
e varia nell'aria
secondo le fronde
più rade, men rade.
Ascolta. Risponde
al pianto il canto
delle cicale
che il pianto australe
non impaura,
nè il ciel cinerino.
E il pino
ha un suono, e il mirto
altro suono, e il ginepro
altro ancóra, stromenti
diversi
sotto innumerevoli dita.
E immersi
noi siam nello spirto
silvestre,
d'arborea vita viventi;
e il tuo volto ebro
è molle di pioggia
come una foglia,
e le tue chiome
auliscono come
le chiare ginestre,
o creatura terrestre
che hai nome
Ermione.

Ascolta, ascolta. L'accordo
delle aeree cicale
a poco a poco
più sordo
si fa sotto il pianto
che cresce;
ma un canto vi si mesce
più roco
che di laggiù sale,
dall'umida ombra remota.
Più sordo e più fioco
s'allenta, si spegne.
Sola una nota
ancor trema, si spegne,
risorge, trema, si spegne.
Non s'ode voce del mare.
Or s'ode su tutta la fronda
crosciare
l'argentea pioggia
che monda,
il croscio che varia
secondo la fronda
più folta, men folta.
Ascolta.
La figlia dell'aria
è muta; ma la figlia
del limo lontana,
la rana,
canta nell'ombra più fonda,
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su le tue ciglia,
Ermione.

Piove su le tue ciglia nere
sìche par tu pianga
ma di piacere; non bianca
ma quasi fatta virente,
par da scorza tu esca.
E tutta la vita è in noi fresca
aulente,
il cuor nel petto è come pesca
intatta,
tra le pàlpebre gli occhi
son come polle tra l'erbe,
i denti negli alvèoli
con come mandorle acerbe.
E andiam di fratta in fratta,
or congiunti or disciolti
(e il verde vigor rude
ci allaccia i mallèoli
c'intrica i ginocchi)
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su i nostri vólti
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggieri,
su i freschi pensieri
che l'anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
m'illuse, che oggi t'illude,
o Ermione.

 Gabriele D’Annunzio : “ La pioggia nel pineto (1902)

giovedì 29 settembre 2016

La posto ancora una volta, perché è una poesia meravigliosa che mi piace rileggere insieme a voi.

-Tu non conosci la Sicilia
le case bianche,
le donne nere,
le mani nodose degli uomini
come ulivi contorti-dalle bufere.
-Tu non conosci quest’isola,
la fatica di vivere
la simbiosi di pane e di pena,
l’odio-amore di chi convive
col ghigno semita delle capre.
-Tu non conosci il sudore
delle piene giornate d’estate
e il sole, questo sole crudele
che non consente ammiccamenti al
cuore se non nella sapienza del
dolore.
-E quando soffia il vento di scirocco,
respiri sabbia fino in fondo all’
anima
e ti senti deserto
privo d’ acqua e di frutti,
dialoghi con Pirandello
fra miraggi di mare
e sogni distrutti.
-Tu non conosci il sudario
che avvolge nel buio più profondo
l’anima inaridita
quando scende nel fondo
a scavare – con la vanga dei perché.
-E quando viene il grecale
e arriccia il naso
di fronte alle case del povero
e fischia con scherno
fra le tegole rotte dei tuguri,
vorresti tutto maledire e andare
lontano, in un mondo d’utopia
dove s’apre un’altra via
in un continente di lavoro.
-Ma lontano non ci puoi stare.
Ti senti ulivo,
ti senti ficodindia,
ti senti suono di marranzano
e tra le fessure della coscienza
apprendi il grande privilegio
di essere nato isola,
sempre assetato d’ignoto
dove ogni tua giornata
è piena di ex voto
al miracolo di essere un uomo.


Nino Muccioli
(1922-1999), poeta, studioso della storia e delle tradizioni popolari siciliane, fondatore del periodico “Il domani”, sindacalista e politico. È stato presidente del Centro di cultura mediterranea. Nel 2006 è stata fondata in suo onore la biblioteca “Nino Muccioli” a Palermo. Ha pubblicato, tra l’altro, “Storie, personaggi e luoghi segreti della Sicilia”.

sabato 24 settembre 2016

Nino Martoglio
L'AMURI
– Mamma, chi veni a diri 'nnamuratu?
– ...Vôldiri... un omu ca si fa l'amuri.
– E amuri chi vôldiri? – ... È un gran piccatu;
è 'na bugia di l'omu tradituri!
– Mamma... 'un è tantu giustu 'ssu dittatu...
ca tradimenti non nn'ha fattu, Turi!
– Turiddu?... E chi ti dissi, 'ssu sfurcatu?
– Mi dissi... ca pri mia muria d'amuri!
– Ah, 'stu birbanti!... E tu, chi ci dicisti?...
– Nenti!... Lu taliai ccu l'occhi storti...
– E poi ? – Mi nni trasii tutta affruntàta!...
– Povira figghia mia! Bonu facisti!
E... lu cori? – Mi batti forti forti!...
– Chissu è l'amuri, figghia scialarata!
(Poesia tratta da Centona, pubblicata da www.liberliber.it)
Note. – Dittatu (dettato, legge, definizione) – Taliai
(guardai) – Trasii (entrai) – Affruntata (vergognosa) –
Scialarata (scellerata).

Nato a Belpasso (Catania) il 3 dicembre 1870, morto a Catania il 15 settembre 1921, Nino Martoglio esordì nel giornalismo a soli diciannove anni, pubblicando a Catania il settimanale politico-letterario-umoristico il D’Artagnan, interamente ideato e scritto da lui e dove cominciò a pubblicare i suoi versi, apprezzati anche da Carducci.

Nel 1901 iniziò a dedicarsi al teatro, nel tentativo di riproporre il teatro dialettale siciliano alle platee di tutta Italia. Fondò e diresse la Compagnia drammatica siciliana, compagnia teatrale con la quale nell’aprile del 1903 debuttò al Teatro Manzoni di Milano. San Giuvanni decullatu (1908) e L’aria del continente (1910), rappresentano alcune delle opere più famose della sua attività.


La sua maggiore opera, Centona, raccoglie il meglio delle sue poesie. È interamente scritta in siciliano ed è dedicata alla sua Sicilia, che con le sue rime, a volte amare a volte dolcissime, egli seppe dipingere con scene di vita e di costume di incomparabile bellezza.

martedì 21 giugno 2016


POESIE CHE VENGONO DALL’EST:

Strumento musicale

Nel cielo del crepuscolo
la pallida luna del giorno
scolorita; è come
uno strumento musicale
spezzato.

(IL MUSCHIO E LA RUGIADA – ANTOLOGIA DI POESIA GIAPPONESE, Bur, Milano)

Kitagawa Fuyuhiko (1900-1990), poeta giapponese e critico cinematografico, è considerato un rappresentante preminente della moderna poesia giapponese.


lunedì 13 giugno 2016

POESIE CHE VENGONO DALL’EST

Evgenij Aleksandrovic Evtusenko

La poesia si riferisce al momento in cui il sarcofago con la salma di Stalin fu tolto dal Mausoleo (su decisione del Partito Comunista) e seppellito in una fossa scavata non lontano dal mausoleo stesso. Il feretro di Stalin non fu ricoperto di terra, ma da colate di calcestruzzo liquido.

GLI EREDI DI STALIN
Taceva il marmo. Scintillava in silenzio il vetro.
Immobile stava la guardia, bronzea nel vento.
Intorno al feretro una lieve nebbia. Fluiva un alito tra le fessure,
Mentre lo portavano fuori dal mausoleo.
Galleggiava lentamente sfiorando le baionette.
Anche lui taceva – anche lui – ma minacciosamente.
Stringendo tetramente i pugni imbalsamati
L’uomo nel feretro s’accostava a una fessura, fingendosi morto.
Macchinava qualcosa. Si era messo lì solo per un sonnellino.
E io rivolgo al governo una preghiera:
Sia raddoppiata, triplicata la guardia alla lapide
Affinché Stalin non si levi e con Stalin il passato.
(In Dissenso e socialismo, Einaudi, Torino, 1977)

NOTA BIOGRAFICA
 
Evtušenko iiftušènkë, Evgenij Aleksandrovič. - Poeta russo (n. Zima, Siberia, 1933). Tra i poeti più significativi della generazione successiva alla morte di Stalin, ha unito nella sua opera la rivendicazione della libertà di espressione e la denuncia del perdurare, oltre la scomparsa del dittatore, dello stalinismo (Nasledniki Stalina "Gli eredi di Stalin", 1962). Centrale nelle sue opere è pure la rievocazione del paesaggio siberiano (Jagodnye mesta ("Il posto delle bacche", 1981).




lunedì 16 maggio 2016

SPIGOLANDO
Genesi di un capolavoro.
 Forse non tutti sanno che i tre versi della famosa poesia di Quasimodo “Ed è subito sera” nascono come conclusione di una composizione più lunga.
Ecco la prima stesura della lirica:

Una sera: nebbia, vento,
mi pensai solo: io e il buio.
Né donne; e quella
che sola poteva donarmi
senza prendere altro che silenzio,
era già senza riso
come ogni cosa ch’è morta
e non si può ricomporre.
Lontana la casa, ogni casa
che ha lumi di veglia
e spole che picchiano all’alba quadretti di rozzi tinelli.
Da allora
ascolto canzoni di ultima volta.
Qualcuno è tornato, è partito distratto
lasciandomi occhi di bimbi stranieri,
alberi morti su prode di strade
che non m’è dato d’amare.
Ognuno sta solo sul cuor della terra
trafitto da un raggio di sole:
ed è subito sera.


Commento
La poesia originale è costituita da due momenti: 1) Il primo riferisce immagini del passato con presenze femminili e scenari domestici presenti nella memoria del poeta; 2) il secondo si riferisce a situazioni più recenti segnate da un senso di malessere.

E poi c’è la conclusione slegata dai versi precedenti: forse per questo il poeta decise di dare agli ultimi tre versi un ruolo autonomo e compiuto.