venerdì 14 settembre 2018

Foemina


È opinione diffusa che le prostitute, per la mercificazione che fanno del loro corpo, non siano capaci di provare amore profondo e delicato… Ebbene una delle “Storie del secolo breve” dimostra che non è così.
Ecco un passo significativo:
‘Anche Lena si girò nello stesso istante e lo vide presso l’uscita. “Se ne va!” pensò ed ebbe un tuffo al cuore, non capì più nulla e perse ogni dignità. Con le mani grondanti acqua saponata corse a lui, gli si gettò ai piedi, abbracciandolo alle ginocchia e disse che lo amava follemente, che era disposta a tutto pur di stare con lui, che gli altri uomini avevano avuto solo il suo corpo, mentre a lui avrebbe dato anche l’anima, che la mettesse pure alla prova, che la poteva abbandonare quando si fosse stancato, che non si doveva sentire vincolato, che poteva condurre la vita che più gli conveniva…’

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oppure sui principali store  e nelle librerie.

sabato 8 settembre 2018


Mafiosi e briganti
Tra l’essere mafioso e l’essere brigante ci sono delle differenze sostanziali, per cui un siciliano non userebbe mai il secondo termine per indicare un mafioso. Quest’ultimo agisce stando in seno alla società, circondato dal rispetto e dall’autorità ottenuti dispensando populisticamente protezione e giustizia spesso in  opposizione a quelle dello Stato. Uno Stato che il mafioso tuttavia è pronto a servire, condizionandolo, secondo il detto ‘Chi comanda fa legge, e chi vuole godere della legge deve stare con chi comanda’. Figura tipica di mafioso può essere considerato don Calogero Vizzini di Villalba (provincia di Caltanissetta) che nel 1943 favorì lo sbarco e l’avanzata americana, ottenendo in cambio dall’AMGOT la nomina a sindaco di Villalba.
Il mafioso non perde mai la calma e compie le azioni criminali nell’ombra per non essere ‘pigliato’ dalla giustizia statale, e se ciò accade, uscire dal processo assolto per insufficienza di prove diventa motivo di ulteriore prestigio.
Il brigante è invece un bandito che, come tale, si nasconde in luoghi solitari. A questa vita di fuggiasco lo ha portato un gesto di ribellione allo Stato (esempio: renitenza alla leva) o un delitto commesso a viso aperto, spesso per disperazione o per questioni di onore. Ne sono prova e testimonianza i molti briganti che infestarono le campagne meridionali nel periodo post unitario. In Sicilia possiamo citare come esempio il famoso bandito Salvatore Giuliano, che dalla mafia fu ucciso perché con le sue azioni banditesche faceva accorrere troppi sbirri sul territorio.

Questa distinzione tra mafiosi e briganti è da me tenuta presente nei racconti “Storie del secolo breve”. Mafiosi sono don Vito e Salvatore Liccali del primo racconto, mentre, nel terzo, Tano si può considerare un brigante. Dalla lettura della storia che li riguarda si capisce meglio la differenza.

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martedì 24 ottobre 2017

lunedì 9 ottobre 2017

Ti aspetto sabato 21 ottobre ore 18 al Baluardo 

Velasco via Frisella 27 – Marsala


domenica 28 maggio 2017


IL VINO MARSALA COME MEDICINALE RICOSTITUENTE
  Per aggirare il proibizionismo imperante negli USA, il vino Marsala venne spacciato come ricostituente (cliccare su foto 2 per vederla intera). Questo positivo trend commerciale riprenderà nel secondo dopoguerra e durerà fino a quando il consumo dei superalcolici non avrà il sopravvento, alla fine degli anni Sessanta. Allora, a Marsala, molti stabilimenti vinicoli chiuderanno i battenti (anche perché, non essendo ancora un prodotto D.O.C., il nostro vino si produceva ovunque).
Tuttavia la convinzione, che un ‘marsalino’ facesse bene, persistette per molto tempo: ricordo che mio padre, quando ero ammalato, insisteva affinché bevessi un sorsetto di Marsala – Confesso che la cosa non mi dispiaceva, perché il Marsala  è un vino liquoroso-dolce (specialmente quello all’uovo o al caffè), da leccarsi i baffi.

Nelle foto: un traino carico di botti (esposto alla Florio) e un’etichetta sul Marsala/medicinale. 



Da “STORIE DEL SECOLO BREVE” di Alberto Di Girolamo
(Si trova anche su Mondadoristore e Amazon)
La produzione illegale di spirito era fiorita nel territorio marsalese nei primi anni cinquanta quando gli stabilimenti vinicoli avevano cominciato a esportare una gran quantità di vino Marsala negli Stati Uniti d’America.
L’aggiunta di alcool era necessaria per portare a diciotto gradi il vino grezzo e siccome lo spirito, disponibile sul mercato legale, costava molto a causa delle accise imposte dallo Stato, la produzione e la vendita illegale del distillato davano un ampio margine di guadagno.
Impianti artigianali di distillazione sorsero un po’ dappertutto nei casolari più sperduti delle campagne e soprattutto nelle vecchie cave di tufo.

martedì 23 maggio 2017



IL CONTRABBANDO DI ALCOOL NEL DOPOGUERRA
I militari, procedendo in punta di piedi, sbucarono in una vasta grotta al centro della quale troneggiava un bidone di rame non più alto di un uomo, ma che sembrava più imponente perché poggiava nei bordi su dei conci di tufo disposti a semicerchio. In questo focolare improvvisato bruciavano grossi ceppi di legna e le alte fiamme lambivano pure i fianchi del recipiente. Dal coperchio del fusto si dipartiva un tubo orizzontale che dopo un paio di metri, trasformato in una serpentina, spariva dentro un barile di latta (pieno di acqua per raffreddare il vapore), lo attraversava e spuntava in basso come rubinetto gocciolante dentro una damigiana di vetro (questo impianto in gergo veniva chiamato sceccu – somaro –  forse perché continuamente in attività, giorno e notte).
L’uomo, che smuoveva con una specie di fiocina i tizzoni per tenere viva la fiamma, non si rese conto della presenza degli intrusi in divisa finché questi, pistola in mano, non gridarono: «Mani in alto! Arrenditi!»

(Da “STORIE DEL SECOLO BREVE” di Alberto Di Girolamo)