Cronaca fotografica della presentazione di STORIE DEL SECOLO BREVE.
martedì 24 ottobre 2017
domenica 28 maggio 2017
IL VINO MARSALA COME MEDICINALE RICOSTITUENTE
Per aggirare il proibizionismo
imperante negli USA, il vino Marsala venne spacciato come ricostituente (cliccare
su foto 2 per vederla intera). Questo positivo trend commerciale riprenderà nel
secondo dopoguerra e durerà fino a quando il consumo dei superalcolici non avrà
il sopravvento, alla fine degli anni Sessanta. Allora, a Marsala, molti
stabilimenti vinicoli chiuderanno i battenti (anche perché, non essendo ancora
un prodotto D.O.C., il nostro vino si produceva ovunque).
Tuttavia la convinzione, che un ‘marsalino’ facesse bene, persistette
per molto tempo: ricordo che mio padre, quando ero ammalato, insisteva affinché
bevessi un sorsetto di Marsala – Confesso che la cosa non mi dispiaceva, perché
il Marsala è un vino liquoroso-dolce
(specialmente quello all’uovo o al caffè), da leccarsi i baffi.
Nelle foto:
un traino carico di botti (esposto alla Florio) e un’etichetta sul
Marsala/medicinale.
Da “STORIE DEL SECOLO BREVE” di Alberto Di Girolamo
(Si trova
anche su Mondadoristore e Amazon)
La
produzione illegale di spirito era fiorita nel territorio marsalese nei primi
anni cinquanta quando gli stabilimenti vinicoli avevano cominciato a esportare
una gran quantità di vino Marsala negli Stati Uniti d’America.
L’aggiunta
di alcool era necessaria per portare a diciotto gradi il vino grezzo e siccome
lo spirito, disponibile sul mercato legale, costava molto a causa delle accise
imposte dallo Stato, la produzione e la vendita illegale del distillato davano
un ampio margine di guadagno.
Impianti
artigianali di distillazione sorsero un po’ dappertutto nei casolari più
sperduti delle campagne e soprattutto nelle vecchie cave di tufo.
martedì 23 maggio 2017
IL CONTRABBANDO DI ALCOOL NEL DOPOGUERRA
I militari, procedendo in punta di piedi, sbucarono in una vasta
grotta al centro della quale troneggiava un bidone di rame non più alto di un
uomo, ma che sembrava più imponente perché poggiava nei bordi su dei conci di
tufo disposti a semicerchio. In questo focolare improvvisato bruciavano grossi
ceppi di legna e le alte fiamme lambivano pure i fianchi del recipiente. Dal
coperchio del fusto si dipartiva un tubo orizzontale che dopo un paio di metri,
trasformato in una serpentina, spariva dentro un barile di latta (pieno di
acqua per raffreddare il vapore), lo attraversava e spuntava in basso come
rubinetto gocciolante dentro una damigiana di vetro (questo impianto in gergo
veniva chiamato sceccu – somaro – forse
perché continuamente in attività, giorno e notte).
L’uomo, che smuoveva con una specie di fiocina i tizzoni per tenere
viva la fiamma, non si rese conto della presenza degli intrusi in divisa finché
questi, pistola in mano, non gridarono: «Mani in alto! Arrenditi!»
(Da “STORIE DEL SECOLO BREVE” di Alberto Di Girolamo)
venerdì 19 maggio 2017
L’antro della Sibilla
a Marsala (antica Lilybeo)
Nel XIV secolo i Gesuiti costruirono appena fuori
città, su capo Boeo, la chiesa (foto 1) dedicata a San Giovanni Battista,
compatrono della città. La costruirono in quel punto per inglobare una grotta,
scavata nella roccia sottostante, che i primi cristiani lilybetani avevano
utilizzato come battistero.
La grotta si trova a m.4,80 sotto
il pavimento della chiesa e vi si accede tramite gradini scolpiti nel tufo
(foto 2). La scalinata porta in un ambiente circolare sormontato da una bassa
cupola(foto 3) il cui lucernaio è radente al pavimento della chiesa. Al centro
dello spazio circolare c’è una piccola vasca quadrata (foto 4) sempre piena
d’acqua perché alimentata, attraverso una canaletta, da una sorgente che si
trova in un vano laterale. La fonte è nascosta al visitatore da un altarino in
pietra sul quale poggia una statua di alabastro di scuola gaginesca
raffigurante S. Giovanni Battista (foto 4). Sul vano centrale circolare, si
affaccia anche un secondo ambiente irregolare che presenta una parete absidata
e una sorta di gradino (foto 5). Le pareti della grotta erano decorate con
pitture, quasi tutte scomparse e il pavimento aveva dei mosaici del III secolo
di cui rimangono poche tracce.
Probabilmente l’antro fu, in
epoca romana, un ninfeo o “specus aestivus” per la sua frescura, successivamente
utilizzato dai primi cristiani come fonte battesimale per la presenza della
sorgente. Questa ipotesi è confermata dagli affreschi, appartenenti alla
simbologia cristiana, che adornavano le pareti.
Questo è quello che dice la
storia, poi ci sono le leggende.
Secondo la tradizione la grotta
fu nel periodo precristiano dimora della Sibilla Cumana o Sicula, da qui il
nome “Grotta della Sibilla”. Secondo questa leggenda la Sibilla non lasciava mai la grotta e il
gradino entro l’incavo orientato a ovest costituiva il suo lettuccio (foto 5).
Chi chiedeva il vaticinio alla profetessa calava nel pozzo, attraverso il
lucernario, delle offerte assieme alla richiesta del responso.
Un’altra leggenda vuole che
Ulisse si sia dissetato alla fonte della Sibilla e che questa gli abbia
predetto il futuro.
Altre remote leggende narrano che
la Sibilla fosse in realtà una sposa, caduta all’interno del pozzo e lì rimasta
imprigionata.
L’antica grotta è segnalata da
Diodoro Siculo (90 – 27 a.C.) e poi da Gaio Giulio Solino (III SEC.).
Stranamente non ne parla Cicerone che venne a Lilybeo come questore tra il 76 e
il 75.
Comunque dell’uso pagano della
grotta non si ha alcuna testimonianza archeologica.
NOTA PER IL VISITATORE: la chiesa
rimane sempre chiusa eccetto il 24 giugno quando si festeggia la natività di
San Giovanni Battista (foto 6). Per visitarla negli altri giorni dell’anno
bisogna rivolgersi alla parrocchia della Chiesa Madre.
sabato 13 maggio 2017
I CARRETTI SICILIANI
Alberto Di
Girolamo
DA “STORIE
DEL SECOLO BREVE”
Carretto da
lavoro e… da passeggio.
Sganciarono
il portello posteriore sul quale era dipinta l’immagine di un cane con un osso
in bocca con la scritta, ‘Crepi l’invidia’. Oltre a quest’immagine contro il
malocchio, non c’erano altre figurazioni, perché si trattava di un carretto
‘povero’, fatto essenzialmente per lavorare, e le pitture dei Paladini di
Francia o dei Santi o della Madonna, nelle fiancate, sarebbero state ben presto
sciupate. http://www.lemezzelane.altervista.org/negozio/index.php
Si trova
anche su Amazon (solo e-book)
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