venerdì 12 febbraio 2016

mercoledì 10 febbraio 2016

LE SICILIANE
Secondo il poeta Salvatore Quasimodo è la paura a spingere i Siciliani a costruire le loro case addossate l’una all’altra:
VICOLO
Una croce di case
che si chiamano piano,
e non sanno ch’è paura
di restare sole nel buio.


Nota: Il termine piano usato dal poeta non rende pienamente il significato di chianu di cui è traduzione, perché il termine dialettale oltre a significare uno spiazzo tra le case indica anche la comunità che vi abita attorno.

lunedì 8 febbraio 2016

TRE BARZELLETTE DI CICCIO (tali e quali)

Due amici si incontrano dopo tanto tempo.
Parlano del più e del meno ed uno di loro dice: “sai che quando arrivi a Milano, esci dall’aeroporto, ti fanno salire in macchina e senza pagare ti portano in albergo, al ristorante, un giro per la città, al teatro, al museo e dopo alcuni giorni ti riaccompagnano all’aeroporto, sempre senza pagare niente?”
Davvero!?” Risponde l’amico, “e tu quando ci sei stato?”
“Mica io, c’è stata mia sorella!!!”



A notte fonda un uomo, completamente ubriaco, gira intorno ad un lampione, guardando a terra.
Si avvicina un agente in servizio notturno e gli chiede:
-        Scusi, ma lei cosa sta facendo?
-        Hic, sto cercando, hic, le chiavi di casa. Hic.
-        L’agente comincia a cercare guardando a terra e dopo qualche tempo chiede:
-        Ma qui non ci sono; è sicuro di averle perse sotto questo lampione?
-        Certo che no, hic, le ho perdute, hic, in fondo a questa via, hic.
-        E allora, perché le cerca qui?
-        Hic, perché qui, hic, c’è più luce, hic.




Squilla il telefono e il macellaio risponde al telefono: Pronto, macelleria del corso!
Una voce d’uomo, fra un colpo di tosse ed uno starnuto, gli dice:
-        Sono Mario Rossi, quello che ieri ha prenotato un coniglio, una lepre e tre fagiani, si ricorda?
-        Certo che mi ricordo; glieli mando subito!

-        Non, no le ho telefonato per dirle che li può vendere perché stamani ho la febbre e non posso andare a caccia!!!

venerdì 5 febbraio 2016

FOTO STORICHE: la tempesta di bombe su Marsala (11/05/1943).



Foto scattate dal bombardiere

mercoledì 3 febbraio 2016

POESIA DEDICATA A ME STESSO (Per la millesima volta)






Taci. Su le soglie
del bosco non odo
parole che dici
umane; ma odo
parole più nuove
che parlano gocciole e foglie
lontane.
Ascolta. Piove
dalle nuvole sparse.
Piove su le tamerici
salmastre ed arse,
piove su i pini
scagliosi ed irti,
piove su i mirti
divini,
su le ginestre fulgenti
di fiori accolti,
su i ginepri folti
di coccole aulenti,
piove su i nostri volti
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggieri,
su i freschi pensieri
che l'anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
t'illuse, che oggi m'illude,
o Ermione.

Odi? La pioggia cade
su la solitaria
verdura
con un crepitío che dura
e varia nell'aria
secondo le fronde
più rade, men rade.
Ascolta. Risponde
al pianto il canto
delle cicale
che il pianto australe
non impaura,
nè il ciel cinerino.
E il pino
ha un suono, e il mirto
altro suono, e il ginepro
altro ancóra, stromenti
diversi
sotto innumerevoli dita.
E immersi
noi siam nello spirto
silvestre,
d'arborea vita viventi;
e il tuo volto ebro
è molle di pioggia
come una foglia,
e le tue chiome
auliscono come
le chiare ginestre,
o creatura terrestre
che hai nome
Ermione.

Ascolta, ascolta. L'accordo
delle aeree cicale
a poco a poco
più sordo
si fa sotto il pianto
che cresce;
ma un canto vi si mesce
più roco
che di laggiù sale,
dall'umida ombra remota.
Più sordo e più fioco
s'allenta, si spegne.
Sola una nota
ancor trema, si spegne,
risorge, trema, si spegne.
Non s'ode voce del mare.
Or s'ode su tutta la fronda
crosciare
l'argentea pioggia
che monda,
il croscio che varia
secondo la fronda
più folta, men folta.
Ascolta.
La figlia dell'aria
è muta; ma la figlia
del limo lontana,
la rana,
canta nell'ombra più fonda,
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su le tue ciglia,
Ermione.

Piove su le tue ciglia nere
sì che par tu pianga
ma di piacere; non bianca
ma quasi fatta virente,
par da scorza tu esca.
E tutta la vita è in noi fresca
aulente,
il cuor nel petto è come pesca
intatta,
tra le pàlpebre gli occhi
son come polle tra l'erbe,
i denti negli alvèoli
con come mandorle acerbe.
E andiam di fratta in fratta,
or congiunti or disciolti
(e il verde vigor rude
ci allaccia i mallèoli
c'intrica i ginocchi)
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su i nostri vólti
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggieri,
su i freschi pensieri
che l'anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
m'illuse, che oggi t'illude,
o Ermione.

 Gabriele D’Annunzio : “ La pioggia nel pineto" (1902)

martedì 2 febbraio 2016

I proverbi di Ciccio spiegati da lui medesimo



             Lu fòcu nicu, lu vèntu l’astùta, lu fòcu ròssu,
lu vèntu lu ‘nciàmma
Il fuoco piccolo, il vento lo spegne, il fuoco grosso,
il vento l’infiamma
Un sentimento superficiale si spegne alle prime  avversità, un forte sentimento si ravviva, anche se contrastato.
















lunedì 1 febbraio 2016

IL PARADISO TERRESTRE È QUI (Stagnone di Marsala)
Foto eccezionali di Maurizio Arena (Mauare)

Terza pagina dell’album