giovedì 29 settembre 2016

La posto ancora una volta, perché è una poesia meravigliosa che mi piace rileggere insieme a voi.

-Tu non conosci la Sicilia
le case bianche,
le donne nere,
le mani nodose degli uomini
come ulivi contorti-dalle bufere.
-Tu non conosci quest’isola,
la fatica di vivere
la simbiosi di pane e di pena,
l’odio-amore di chi convive
col ghigno semita delle capre.
-Tu non conosci il sudore
delle piene giornate d’estate
e il sole, questo sole crudele
che non consente ammiccamenti al
cuore se non nella sapienza del
dolore.
-E quando soffia il vento di scirocco,
respiri sabbia fino in fondo all’
anima
e ti senti deserto
privo d’ acqua e di frutti,
dialoghi con Pirandello
fra miraggi di mare
e sogni distrutti.
-Tu non conosci il sudario
che avvolge nel buio più profondo
l’anima inaridita
quando scende nel fondo
a scavare – con la vanga dei perché.
-E quando viene il grecale
e arriccia il naso
di fronte alle case del povero
e fischia con scherno
fra le tegole rotte dei tuguri,
vorresti tutto maledire e andare
lontano, in un mondo d’utopia
dove s’apre un’altra via
in un continente di lavoro.
-Ma lontano non ci puoi stare.
Ti senti ulivo,
ti senti ficodindia,
ti senti suono di marranzano
e tra le fessure della coscienza
apprendi il grande privilegio
di essere nato isola,
sempre assetato d’ignoto
dove ogni tua giornata
è piena di ex voto
al miracolo di essere un uomo.


Nino Muccioli
(1922-1999), poeta, studioso della storia e delle tradizioni popolari siciliane, fondatore del periodico “Il domani”, sindacalista e politico. È stato presidente del Centro di cultura mediterranea. Nel 2006 è stata fondata in suo onore la biblioteca “Nino Muccioli” a Palermo. Ha pubblicato, tra l’altro, “Storie, personaggi e luoghi segreti della Sicilia”.

sabato 24 settembre 2016

Nino Martoglio
L'AMURI
– Mamma, chi veni a diri 'nnamuratu?
– ...Vôldiri... un omu ca si fa l'amuri.
– E amuri chi vôldiri? – ... È un gran piccatu;
è 'na bugia di l'omu tradituri!
– Mamma... 'un è tantu giustu 'ssu dittatu...
ca tradimenti non nn'ha fattu, Turi!
– Turiddu?... E chi ti dissi, 'ssu sfurcatu?
– Mi dissi... ca pri mia muria d'amuri!
– Ah, 'stu birbanti!... E tu, chi ci dicisti?...
– Nenti!... Lu taliai ccu l'occhi storti...
– E poi ? – Mi nni trasii tutta affruntàta!...
– Povira figghia mia! Bonu facisti!
E... lu cori? – Mi batti forti forti!...
– Chissu è l'amuri, figghia scialarata!
(Poesia tratta da Centona, pubblicata da www.liberliber.it)
Note. – Dittatu (dettato, legge, definizione) – Taliai
(guardai) – Trasii (entrai) – Affruntata (vergognosa) –
Scialarata (scellerata).

Nato a Belpasso (Catania) il 3 dicembre 1870, morto a Catania il 15 settembre 1921, Nino Martoglio esordì nel giornalismo a soli diciannove anni, pubblicando a Catania il settimanale politico-letterario-umoristico il D’Artagnan, interamente ideato e scritto da lui e dove cominciò a pubblicare i suoi versi, apprezzati anche da Carducci.

Nel 1901 iniziò a dedicarsi al teatro, nel tentativo di riproporre il teatro dialettale siciliano alle platee di tutta Italia. Fondò e diresse la Compagnia drammatica siciliana, compagnia teatrale con la quale nell’aprile del 1903 debuttò al Teatro Manzoni di Milano. San Giuvanni decullatu (1908) e L’aria del continente (1910), rappresentano alcune delle opere più famose della sua attività.


La sua maggiore opera, Centona, raccoglie il meglio delle sue poesie. È interamente scritta in siciliano ed è dedicata alla sua Sicilia, che con le sue rime, a volte amare a volte dolcissime, egli seppe dipingere con scene di vita e di costume di incomparabile bellezza.